da Ragionpolitica.it del 10 aprile 2009
Martedì sera, mentre su Rai3 Pierluigi Bersani predicava sullo scarso - a suo dire - senso civico degli italiani, su molti degli altri canali nazionali continuavano a scorrere le immagini provenienti dall'Abruzzo martoriato dal sisma. Le immagini del salvataggio di Marta, rimasta sotto le macerie per un giorno intero ed estratta viva dopo un lungo, attento e difficile lavoro da parte dei Vigili del Fuoco. Le immagini dei volontari che senza sosta scavavano a mani nude per tirare fuori dai cumuli di mattoni e cemento gli ultimi sopravvissuti o i corpi senza vita degli ultimi dispersi. Le immagini degli uomini della Protezione Civile che si adoperavano per non lasciare soli gli sfollati accampati nelle tende. Le immagini dei medici-clown inviati dal ministro Carfagna per rendere meno amara la giornata dei bambini a cui il terremoto ha strappato la casa, la cameretta dei giochi, il mondo dei sogni. Le immagini di chi, pur essendo rimasto colpito dalla furia della terra, non si è tirato indietro per mettere in salvo chi si trovava nel bisogno e nel pericolo. Insomma, le immagini di un'umanità vera, di una solidarietà, di una generosità e di un coraggio che hanno mostrato la vera tempra, il vero carattere, ciò che di più grande e solido alberga nel profondo dell'animo degli italiani. Il contrario delle accuse mosse da Bersani, salito sul pulpito di Ballarò per puntare il dito contro la flaccidità civica del popolo a cui egli stesso appartiene.
Invece la tragedia dell'Aquila, di Onna, di Paganica, tutto il mare di dolore e di amore, di disperazione e speranza, di pianto e voglia di ricominciare, tutto quello a cui abbiamo assistito e a cui stiamo assistendo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, dimostra che quello italiano è un popolo sano, che ha le sue radici ben piantate in una terra che non è quella devastata dal sisma, quella fragile e insicura che può essere spezzata e spazzata via dalla furia del terremoto, ma è la terra solida della storia, delle fatiche degli avi, della carne e del sangue di chi ha costruito ed edificato moralmente e spiritualmente la nostra nazione, i nostri paesi, i nostri borghi. La terra fertile che sta alla base di ogni nuovo inizio, di ogni ripresa dopo il tempo del lutto e delle lacrime, di ogni ricostruzione.
C'è chi ha perso i figli, o i genitori, o i fratelli e le sorelle, o gli amici, oppure chi ha perso tutto insieme. La casa, l'automobile, i frutti di una vita di lavoro, di tanti anni di dedizione, sacrificio e fatica. Chi non ha più nulla e nessuno. Chi ha visto portarsi via il passato e il presente. E che ora si trova di fronte soltanto l'enigma nebuloso ed incerto del futuro. Eppure, laddove tutto consiglierebbe di gridare un nulla che appare vincitore, laddove tutto suggerirebbe di maledire ogni cosa, il cielo e la terra, laddove tutto sembrerebbe indicare la strada del non senso, del niente e del rifiuto rabbioso dell'esistenza, proprio qui rimane accesa una luce, una piccola fiammella di speranza, uno spiraglio di bene in mezzo a tanto, troppo male. Lo dicono gli uomini e le donne accampati nelle tende, sdraiati in un letto d'ospedale dopo essere scampati al peggio, in lacrime al pensiero di tutto ciò che fino all'altro ieri c'era e che oggi non c'è più: dicono che l'importante è non rimanere soli, non essere lasciati soli; dicono che la vicinanza di tante persone, la condivisione del proprio dolore con coloro che gli sono al fianco, l'essere insieme, l'essere abbracciati da un'ondata di fratellanza e di calore umano... dicono che tutto ciò - tutti questi fattori e valori così radicati nel Dna del popolo italiano - sono lo spiraglio che si apre sulla luce dopo tanto buio, sono la spinta per andare avanti, per restare attaccati alla vita oggi e per ricostruire domani.
Un grande italiano, un grande narratore dello spirito del nostro popolo, Giovannino Guareschi, nell'adattamento cinematografico di uno dei suoi racconti del «Mondo Piccolo», quando tutto il paese è costretto a sfollare a causa dell'esondazione del fiume, ci ha lasciato, nelle parole di don Camillo che rimane nella sua Chiesa allagata per celebrare la Messa della domenica, una testimonianza che merita oggi di essere ricordata e che vale più di tanti commenti: «Non è la prima volta che il fiume invade le nostre case. Un giorno, però, le acque si ritireranno ed il sole ritornerà a splendere. Allora ci ricorderemo della fratellanza che ci ha unito in queste ore terribili e con la tenacia che Dio ci ha dato ricominceremo a lottare, perché il sole sia più splendente, perché i fiori siano più belli».
Gianteo Bordero
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sabato 11 aprile 2009
sabato 10 gennaio 2009
UNA VIA PER GUARESCHI
Comunicato stampa del 10 gennaio 2009
La manifestazione in ricordo di Giovanni Guareschi, che si svolgerà domani a Trigoso alla presenza dei figli Carlotta e Alberto, mi dà l’occasione per rendere noto che alla fine dello scorso mese di giugno ho proposto, nella commissione consiliare sulla toponomastica, di intitolare una strada del borgo trigosino al grande scrittore. Trigoso, dove l’autore del “Mondo Piccolo” soggiornò durante l’infanzia, ha già ricordato Guareschi, nel corso degli anni, con una statua, una targa sulla facciata della canonica e un libro della collana “I ciottoli”, firmato da Carlo Stagnaro. Quando ho saputo, come membro della commissione toponomastica, che vi era la necessità di dare un nome a una nuova via del borgo, ho sùbito pensato a Guareschi, non soltanto perché ricorreva il centenario della nascita, ma anche perché ritengo un onore, per la nostra città, l’aver ospitato una delle figure più geniali, originali e acute del Novecento italiano e non solo.
Ho avuto la fortuna, sin da bambino, di conoscere Guareschi attraverso i suoi scritti e attraverso i film di Don Camillo e Peppone. Da qui ho imparato che la politica, talvolta anche nella forma della lotta aspra, mantiene intatta la sua dignità e la sua utilità per il popolo soltanto se essa è animata da un vivo senso di umanità, di appartenenza comune a una storia e a una patria, di disponibilità al sostegno reciproco. Quando Guareschi parla di politica nei suoi racconti, ha la dote straordinaria di metterne alla berlina i difetti e, allo stesso tempo, di esaltarne i pregi. Di far sorridere e, la pagina successiva, di far commuovere. In tempi di antipolitica e di cinismo calcolatore, leggere le storie del reverendo Camillo e del sindaco Peppone è come prendere una boccata d’aria pura, respirare a pieni polmoni il sapore dell’umanità leale e genuina, riportare la mente e il cuore su ciò che veramente conta per chi è chiamato a rappresentare i cittadini.
Per tutti questi motivi sono lieto che la commissione toponomastica abbia approvato all’unanimità la mia proposta. Spero, in forza di ciò, che presto il Consiglio Comunale possa dare il via libera definitivo all’intitolazione di Via Guareschi.
Gianteo Bordero
Vice-presidente del Consiglio Comunale di Sestri Levante
Consigliere Comunale del gruppo "Pdl-Lega-Udc-Per Ianni sindaco"
La manifestazione in ricordo di Giovanni Guareschi, che si svolgerà domani a Trigoso alla presenza dei figli Carlotta e Alberto, mi dà l’occasione per rendere noto che alla fine dello scorso mese di giugno ho proposto, nella commissione consiliare sulla toponomastica, di intitolare una strada del borgo trigosino al grande scrittore. Trigoso, dove l’autore del “Mondo Piccolo” soggiornò durante l’infanzia, ha già ricordato Guareschi, nel corso degli anni, con una statua, una targa sulla facciata della canonica e un libro della collana “I ciottoli”, firmato da Carlo Stagnaro. Quando ho saputo, come membro della commissione toponomastica, che vi era la necessità di dare un nome a una nuova via del borgo, ho sùbito pensato a Guareschi, non soltanto perché ricorreva il centenario della nascita, ma anche perché ritengo un onore, per la nostra città, l’aver ospitato una delle figure più geniali, originali e acute del Novecento italiano e non solo.
Ho avuto la fortuna, sin da bambino, di conoscere Guareschi attraverso i suoi scritti e attraverso i film di Don Camillo e Peppone. Da qui ho imparato che la politica, talvolta anche nella forma della lotta aspra, mantiene intatta la sua dignità e la sua utilità per il popolo soltanto se essa è animata da un vivo senso di umanità, di appartenenza comune a una storia e a una patria, di disponibilità al sostegno reciproco. Quando Guareschi parla di politica nei suoi racconti, ha la dote straordinaria di metterne alla berlina i difetti e, allo stesso tempo, di esaltarne i pregi. Di far sorridere e, la pagina successiva, di far commuovere. In tempi di antipolitica e di cinismo calcolatore, leggere le storie del reverendo Camillo e del sindaco Peppone è come prendere una boccata d’aria pura, respirare a pieni polmoni il sapore dell’umanità leale e genuina, riportare la mente e il cuore su ciò che veramente conta per chi è chiamato a rappresentare i cittadini.
Per tutti questi motivi sono lieto che la commissione toponomastica abbia approvato all’unanimità la mia proposta. Spero, in forza di ciò, che presto il Consiglio Comunale possa dare il via libera definitivo all’intitolazione di Via Guareschi.
Gianteo Bordero
Vice-presidente del Consiglio Comunale di Sestri Levante
Consigliere Comunale del gruppo "Pdl-Lega-Udc-Per Ianni sindaco"
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mercoledì 3 dicembre 2008
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