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mercoledì 8 settembre 2010

ECCO PERCHÉ FAMIGLIA CRISTIANA SBAGLIA

tratto da Il Predellino dell'8 settembre 2010

intervista a Gianteo Bordero

Sul botta e risposta tra il Predellino e Famiglia Cristiana, abbiamo intervistato Gianteo Bordero, giovane e brillante vaticanista cresciuto alla scuola di don Gianni Baget Bozzo, di cui è stato amico e collaboratore. Genovese, classe 1976, laurea in filosofia su G.K. Chesterton e studioso di teologia e storia della Chiesa, Bordero dal 2003 scrive su Ragionpolitica.it, giornale fondato da don Gianni e oggi diretto da Alessandro Gianmoena.


di Andrea Camaiora


Bordero, che cosa pensa della recente polemica tra il Predellino e Famiglia Cristiana, con tanto di possibile intervento per vie legali?


Trovo singolare che Famiglia Cristiana dichiari di voler adire vie legali per questioni che, a quanto ho letto sul Predellino, attengono squisitamente alla sfera teologica e dottrinale. Forse il settimanale dei Paolini pensa che un tribunale dello Stato possa essere competente in materia di fede e di morale cattoliche? Ci troveremmo di fronte a un clamoroso caso di ingerenza al contrario, con un giudice statale chiamato da una rivista cattolica a deliberare su questioni sulle quali l’ultima e definitiva parola spetta solo ed esclusivamente alla Chiesa e al Papa.


Famiglia Cristiana, nella richiesta di rettifica inviata al Predellino, afferma che negli anni scorsi non vi è stato alcun “commissariamento” della rivista da parte del Vaticano. E’ così?


“Commissariamento” è una parola che attiene alla sfera degli incarichi politici, e solo per trasposizione motivata da ragioni di chiarezza giornalistica è entrata nel gergo dei commentatori di cose ecclesiastiche. Resta il fatto che Giovanni Paolo II, nel 1997, approvò un decreto con il quale si stabiliva l’invio, presso la Famiglia Paolina, di un delegato pontificio che “in suo nome e per suo incarico” era chiamato a “esercitare tutte le funzioni spettanti normalmente sia al superiore generale che al superiore provinciale d'Italia in relazione alle opere apostoliche in Italia, quali i periodici e le Edizioni San Paolo e società collegate”. La notizia ebbe risalto sui media, i quali parlarono esplicitamente proprio di “commissariamento”. Il 28 febbraio di quell’anno titolava, ad esempio, il Corriere della Sera: “I Paolini commissariati dal Papa”. A seguire, nel suo commento, il vaticanista Luigi Accattoli faceva notare che si trattava di “una decisione rara nel governo papale: Giovanni Paolo II qualcosa di simile l’ha già fatto solo con la Compagnia di Gesù”. Di “decisione del Papa di commissariare” i Paolini parlò pure Repubblica il 2 marzo del 1997. Le dimissioni dell’allora direttore di Famiglia Cristiana, don Leonardo Zega, le cui posizioni in materia di morale sessuale vennero ritenute da molti come la causa scatenante del conflitto con la gerarchia, arrivarono l’anno successivo, il 1998.


Famiglia Cristiana sostiene anche di non aver “mai preso sistematicamente posizioni radicalmente divergenti dalla dottrina cattolica”.


Anche la grande maggioranza dei teologi e una parte dei vescovi erano convinte, ai tempi del dibattito che precedette l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI (1968), di sostenere posizioni di morale sessuale conciliabili con la dottrina cattolica e in linea con la carità evangelica. Poi arrivò la storica e coraggiosa decisione di Papa Montini, il quale, contraddicendo teologi e vescovi, mostrò chiaramente che il “depositum fidei” non è un corpo malleabile a seconda dei tempi, delle mode e delle culture dominanti: esso è un dono di verità che la Chiesa è chiamata ad amare e custodire. Proprio questo amore obbediente e questa custodia fedele sono la condizione necessaria affinché i cattolici, approfondendo ogni giorno di più il rapporto col Mistero di Cristo, possano andare incontro agli altri uomini e proporre al mondo non la loro verità, ma la Verità che hanno ricevuto in dono. Spesso si pensa – e si è pensato soprattutto nel post Concilio – che per comunicare Gesù al mondo occorra assimilarsi ad esso: in questa prospettiva la dottrina cristiana viene vista come un fardello insopportabile, come qualcosa di inservibile per l’esistenza dell’uomo contemporaneo. E così o viene accantonata oppure annacquata. Questa visione ha prodotto soltanto, nell’ordine: svuotamento delle chiese, impoverimento della teologia e confusione tra i fedeli.


Rispetto agli anni Ottanta, oggi Famiglia Cristiana fa parlare di sé soprattutto per le sue prese di posizione politiche. Che ne pensa di questa linea editoriale?


Sono d’accordo con quanti, anche all’interno della Chiesa, hanno deplorato il livore ideologico che emerge dagli attacchi di Famiglia Cristiana all’attuale governo. Manca inoltre, a mio avviso, quella prudenza di giudizio che un settimanale cattolico dovrebbe per sua natura mantenere, curandosi di approfondire per bene gli argomenti di volta in volta trattati ed evitando di adottare criteri di valutazione esterni alla sapienza cristiana e mutuati dai giornali che vanno per la maggiore.

venerdì 21 maggio 2010

PERCHÉ ALLA CHIESA NON SERVE L'«AGENDA PROGRESSISTA»

da Ragionpolitica.it del 21 maggio 2010

La prima, drammatica scena del film La passione di Cristo di Mel Gibson mostra Gesù che, nell'orto degli ulivi, «sapendo che era giunta la sua ora», implora dal Padre la forza per accettare ciò che di lì a poco gli sarebbe accaduto: la cattura, il processo, la tortura, la condanna, la crocifissione, infine la morte. Anche qui, come già era avvenuto all'inizio della missione pubblica del Nazareno, nei quaranta giorni di preghiera e digiuno nel deserto, compare il Tentatore, Satana. Il quale si rivolge così al Figlio di Dio: «Credi veramente che un uomo possa portare tutto il peso del peccato?». E ancora: «Nessun uomo può portare questo peso, credimi. Salvare le loro anime è troppo faticoso».


E', questo, lo snodo fondamentale della vicenda di Cristo: Gesù sapeva a che cosa sarebbe andato incontro, sapeva che così avrebbe dovuto compiersi la sua missione tra gli uomini, e se, tra mille tormenti e sofferenze interiori, in un primo momento chiede al Padre: «Se è possibile, allontana da me questo calice», subito dopo dice: «Ma sia fatta la tua volontà». E così il Serpente è schiacciato, se ne va sconfitto per ricomparire poi ai piedi della croce del Nazareno per sottoporgli l'ultima, gigantesca tentazione: scendere da quel legno per salvare se stesso, rinunciando all'opera per cui era stato mandato: redimere col suo sangue l'umanità, prendendo su di sé il carico di tutto il male del mondo. Il «sì» totale di Cristo alla volontà del Padre, la sua passione, la sua morte, la sua discesa agli inferi, la sua resurrezione, sono davvero la vittoria di Dio sul Male, come ricorda la bellissima sequenza che la liturgia cristiana intona nel giorno di Pasqua: «Victimae paschali laudes immolent christiani. Agnus redemit oves: Christus innocens Patri reconciliavit peccatores. Mors et Vita duello conflixere mirando: dux vitae mortuus, regnat vivus».


«Il Signore della vita era morto, ora regna vivo». La missione della Chiesa nella storia è annunciare e testimoniare questo avvenimento, questa possibilità di salvezza, custodendo fedelmente qualcosa che non si è data da sola, ma che ha ricevuto in dono: il Sacramento che Gesù le ha affidato per farsi conoscere e incontrare dagli uomini, la Verità fatta carne, la Presenza reale dell'Eterno nel tempo. La Chiesa, in questo senso, non è «padrona» di ciò che essa propone agli uomini, non ne può disporre a piacimento a seconda delle epoche, delle culture e delle mode, non può annacquare il vino del Vangelo con l'acqua del compromesso con la mentalità dominante nel mondo. Perché, qualora ciò accadesse, semplicemente non proporrebbe più Gesù Cristo, ma una sua teoria su di Lui, una sua dottrina, un suo sistema di leggi morali. Questo aspetto è stato evidente anche nei periodi in cui la Chiesa sembrava più compromessa con il «secolo», ed è documentato dal fatto che anche Papi moralmente corrotti e avidi di potere, come ad esempio quelli del IX secolo, mai hanno messo in discussione il «depositum fidei» consegnatogli da Gesù.


Questo è un passaggio decisivo anche per comprendere perché il ritorno sulla scena del dibattito ecclesiale della cosiddetta «agenda progressista», che nelle ultime settimane ha trovato ampio risalto sul Foglio di Giuliano Ferrara, rischia di distogliere l'attenzione dall'unico, vero tema che in ogni tempo, e soprattutto in quelli difficili come l'attuale, è dirimente per la Chiesa cattolica: il tema della fedeltà a Cristo e al compito che Egli le ha assegnato. Tanto più che l'«agenda progressista» sembra andare nella direzione opposta a quella che la Chiesa ha sempre seguito nei momenti di fatica e di tempesta. Chiedere che la riforma avvenga a livello di strutture, di dottrina morale e di diritto canonico («riforma dell'organizzazione del potere della curia romana in chiave collegiale. Rivedere l'obbligo del celibato per il clero. Più considerazione per le coppie omosessuali stabili. Rivisitare la dottrina sui divorziati risposati», come riassume il vaticanista del Foglio, Paolo Rodari) significa dimenticare che, senza un rinnovamento innanzitutto spirituale, senza una profonda riscoperta interiore delle «cose antiche e sempre nuove» - cioè del cuore della fede e dell'annuncio cristiano - e del fatto che queste sono rivelate da Dio e non escogitate dall'uomo, il rischio è quello di ottenere gli effetti opposti a quelli sperati.


Attualizzato e detto in altri termini: pensando di risolvere la drammatica piaga dei «preti pedofili» abolendo l'obbligo del celibato ecclesiastico; ritenendo di poter avvicinare l'uomo contemporaneo alla Chiesa ammettendo al Sacramento i divorziati risposati; credendo che la «monarchia» papale debba essere superata con una più moderna e democratica «collegialità», i progressisti mostrano di non saper cogliere il nocciolo delle questioni, di non capire che la risposta ai problemi della barca di Pietro non può venire - non è mai venuta - dal cedimento alla mentalità e alle lusinghe del mondo, ma soltanto da un maggiore radicamento in quella Verità di cui la Chiesa è depositaria. Per cui, ad esempio, non sarebbe più utile riscoprire il senso profondo ed evangelico del celibato sacerdotale invece che indebolirlo? Non sarebbe più caritatevole una robusta pastorale pre-matrimoniale che aiutasse ad avere chiaro il valore, la sacralità e il fine delle nozze cristiane, invece che prendere atto ex post che tante unioni erano fragili e inconsistenti fin da principio? Non sarebbe più saggio riconoscere che la «monarchia» papale è ciò che ha mantenuto solido il rapporto tra Chiesa e popolo di Dio, anche negli ultimi quarant'anni, mentre molti episcopati nazionali sembravano intenti a costruirsi ciascuno la propria dottrina e il proprio credo, offuscando così il senso della cattolicità?


Diciamolo chiaro: su questi temi i progressisti piangono sul latte versato. Perché se oggi c'è una crisi dell'essere preti, una debolezza del matrimonio e uno svuotamento di tante chiese, è proprio perché certa teologia postconciliare - la loro - ha fatto credere che scendendo a compromessi col pensiero dominante e con i princìpi della modernità sarebbe nata, per la Chiesa, una giornata di sole. E invece, come ebbe a dire Papa Paolo VI, è «venuta una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza». Perché «da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio». E il fumo di Satana è lo stesso dell'orto degli ulivi: è la tentazione di rinunciare alla propria missione perché ritenuta troppo gravosa, scomoda e in contrasto col mondo. «Salvare le loro anime è troppo faticoso». Grazie al cielo un grande Papa come Benedetto XVI non si è tirato indietro di fronte alle prove che attendono la Chiesa e che oggi ne segnano il cammino.

Gianteo Bordero

sabato 27 giugno 2009

SE L'ANTIBERLUSCONISMO DIVENTA RELIGIONE...

da Ragionpolitica.it del 27 giugno 2009

Esiste una religione dell'antiberlusconismo? Un qualche cosa che va oltre l'ideologia e sconfina nel terreno della metafisica? Una fede, cioè, che trasforma l'uomo concreto Silvio Berlusconi nell'incarnazione di un principio trascendente, ancorché negativo? Esiste, eccome. E non bisogna pensare che abiti soltanto nelle redazioni di Micromega, di Repubblica, di Annozero. E' vivo e vegeto anche in molti ambienti cattolici. E non da oggi. E' emerso certamente, in modo chiaro, nel momento dalla «discesa in campo» del Cavaliere, ma già covava anche in anni precedenti, quando il proprietario della televisione commerciale era considerato, da una certa vulgata interna al mondo cattolico, come il Grande Corruttore dei costumi e della morale tradizionale, come il Tentatore che, attraverso l'esibizione di ciò che fino ad allora non poteva essere visto in tv, faceva a pezzi il cosiddetto «comune senso del pudore». Questa visione delle cose presupponeva che esistesse un Eden incontaminato (l'Italia) popolato da tanti Adamo ed Eva senza peccato (gli italiani), divenuto improvvisamente terreno di caccia per il Serpente (nel caso in questione, sarebbe meglio dire il Biscione).

Le cose, come tutti sanno, non stavano così, perché già da tempo questo presunto Paradiso Terrestre non era più immacolato e la stragrande maggioranza dei suoi abitanti aveva abbracciato - chi più chi meno - la «rivoluzione dei costumi», o quanto meno la loro «liberalizzazione», aveva votato per il divorzio e poi per l'aborto, per non parlare del controllo delle nascite per via contraccettiva, divenuto pratica comune già decenni addietro, per di più tra molti degli stessi credenti che avrebbero poi imputato a Berlusconi il degrado della morale individuale (come non ricordare, a tal proposito, le contestazioni che dovette subire sul finire degli anni Sessanta, persino da vescovi e teologi, il Papa Paolo VI quando condannò, nella sua enciclica Humanae Vitae, l'uso del preservativo...). Quindi, la raffigurazione del fondatore di Mediaset come nuovo Satana e della tv commerciale come nuova forma del Frutto Proibito è semplicemente un falso storico.

Eppure la rappresentazione di Berlusconi come il Male (inteso quale principio metafisico) ha proseguito il suo cammino e si è arricchita di nuovi «spunti» nel corso degli ultimi 15 anni. E se è vero che, nel corso di questi tre lustri, buona parte dei cattolici si è smarcata da questo antiberlusconismo religioso e ha iniziato a giudicare il fondatore di Forza Italia per le sue realizzazioni politiche e per le idee che ha promosso nel dibattito pubblico, è altrettanto vero che lo zoccolo duro ha resistito, continuando la sua propaganda in molte parrocchie, in molti gruppi, in molti circoli intellettuali convinti in questo modo di rendere un servigio alla verità.

La persistenza di questa dimensione religiosa di certo antiberlusconismo emerge con chiarezza oggi, nel momento in cui nel mirino dei mezzi di informazione e dei partiti politici da sempre schierati contro il Cavaliere è entrata la sua vita privata, in un rincorrersi di chiacchiere, pettegolezzi, insinuazioni volte a screditare non soltanto l'immagine pubblica del presidente del Consiglio, ma la dignità e la dirittura morale dell'uomo Berlusconi in quanto tale. Per i seguaci dell'antiberlusconismo come religione tutto questo è come il miele per gli orsi. Lo si vede nel recente articolo del direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, di cui abbiamo parlato nel precedente numero di Ragionpolitica. Lo si vede in alcuni forum di discussione cattolici. Lo si vede nell'editoriale del teologo Vito Mancuso pubblicato giovedì da La Repubblica. Lo si vede nella lettera aperta che il noto sacerdote genovese Paolo Farinella ha inviato all'arcivescovo del capoluogo ligure e presidente della Conferenza Episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, qualche giorno fa. Tutti questi documenti sono accomunati non soltanto dalla condanna morale del capo del governo e dalla volontà di «scomunicarlo» in quanto portatore di un Male radicale, ma anche da un'aperta critica alle gerarchie cattoliche, accusate di anteporre gli interessi politici a quelli spirituali, di non avere il coraggio di intervenire con una parola chiara di fronte al pubblico trionfo del peccato, di lasciarsi «comprare» con i trenta denari rappresentati dalle promesse berlusconiane di leggi favorevoli alla Chiesa. In sostanza, saremmo di fronte ad una complicità di fatto tra i vertici ecclesiali e il presidente del Consiglio, una sorta di patto silente in cui ciascuno riesce a soddisfare i propri interessi, costi quel che costi. Anche la Chiesa, dunque, come Berlusconi, viene messa sul banco degli imputati in nome di una purezza religiosa violata e di un candore morale tradito.

Ma due dati devono far riflettere: innanzitutto che i «puri» (catari) che si ergono a difensori unici della vera religione sono stati in grado soltanto, nel corso della storia della Chiesa, di fare letteralmente carta straccia dell'insegnamento spirituale di Cristo, proponendo un dualismo assoluto tra carne e spirito che contraddice il fondamento stesso del cristianesimo: l'incarnazione di Dio, il suo farsi uomo in carne ed ossa, secondo l'espressione di San Giovanni apostolo («Verbum caro factum est»). In secondo luogo, è curioso che quelli che oggi si propongono come paladini della morale cattolica siano gli stessi che abbiano preso ripetutamente le distanze dalla Chiesa per le sue battaglie in difesa di uno dei principi-cardine della morale medesima, ossia la dignità e la sacralità della vita umana (battaglie come quella riguardante la fecondazione assistita e, più di recente, quella per salvare la vita a Eluana Englaro). Mancuso, tanto per fare un esempio, solo qualche tempo fa invocava in queste materie il principio di «relatività», perché «fra cento anni i principi bioetici affermati oggi con granitica sicurezza dalla Chiesa... finiranno per essere rivisti come lo sono stati i principi della morale sociale». E don Farinella, il giorno della morte per fame e per sete di Eluana, scriveva: «Gli urlatori in difesa della vita costi quel che costi... vogliono imporre Dio anche a chi ha scelto di non credere». Tutto ciò vorrà pur dire qualcosa?


Gianteo Bordero

martedì 26 maggio 2009

«FAMIGLIA CRISTIANA» TRA MORALISMO E GOSSIP

da Ragionpolitica.it del 26 maggio 2009

Famiglia Cristiana ci ha abituati a tutto, e non bisognerebbe più stupirsi per certe sue roboanti «uscite». Ma anche stavolta c'è da rimanere allibiti. C'è da restare senza parole leggendo i due articoli (l'editoriale e il commento politico) che il settimanale dei Paolini dedica, nel numero in edicola da domani, alla vicenda «veline» in politica e dintorni. Un condensato di luoghi comuni, disinformazione, banalità. Il tutto condito da un moralismo degno di miglior causa.

Obiettivo mai nominato, ma ben identificato, degli strali della rivista è, come spesso accaduto in passato, Silvio Berlusconi. Stavolta, però, ad essere prese di mira non sono le sue scelte politiche, l'operato del suo governo, il suo programma per guidare il paese. No. Oggi è il cattivo esempio, l'assenza di moralità, la mancanza di educazione che trasuderebbero dallo stile di vita berlusconiano, lo stesso propagandato con successo dalla tv commerciale: è - leggiamo nell'editoriale - il «modello delle veline», «di Amici e del Grande Fratello», «dove conta ciò che appare, il corpo esposto e una certa disinvoltura. La meta è raggiungere la notorietà e per essa non ci si nega niente e si accetta tutto, perfino la foto in pose forti o volgari, dipende dai punti di vista». E la cosa peggiore - scrive il settimanale - è che «è sparita dall'orizzonte pure quella che si riteneva una zona franca, il luogo dei minori, tempo protetto una volta dai genitori e dagli adulti, al riparo dalle proiezioni del desiderio». Ogni riferimento a fatti o persone è, come si suol dire, puramente casuale. Leggiamo ancora: «La prima volgarità che va denunciata è quella degli adulti e non quella, supposta, delle ragazzine... Lo scandalo è in chi sostiene il sistema delle veline, meteorine e quant'altro, facendone un modello di vita e di successo, o strumento di consenso, liquidando con rabbia chi pone la questione». Anche qui, ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale. Più che un articolo di un settimanale, ancorché cattolico, sembra uno di quei fervorini moraleggianti di non eccelsa qualità come talvolta se ne sentono nelle chiese italiane durante le messe domenicali.

Toni analoghi anche nella nota politica del solito Beppe del Colle. «Se c'è una cosa - scrive - che colpisce nell'attuale situazione italiana è l'abissale distanza che separa la politica dalla realtà. La politica vive oggi degli effetti di una causa lontana negli anni, e che si chiama irruzione del relativismo morale nella società». Qui siamo veramente al più sfrenato «luogocomunismo», senza alcuna cura per l'accertamento dei fatti. Siamo - qui sì - al trionfo di ciò che appare su ciò che è. Smanioso di fare anch'egli il predicozzo agli attuali governanti, del Colle finisce con lo scomunicare anche i governati, colpevoli di aver ceduto e di cedere di fronte alle lusinghe del consumismo etico, evidentemente ben rappresentato dal modus vivendi del presidente del Consiglio in carica e dal modello di vita da lui proposto. Che sarebbe lo stesso che domina nel nostro paese ormai da qualche decennio: «Da quarant'anni, più o meno, gli italiani hanno avuto conferma, attraverso leggi ad hoc o ad personam, che nella loro vita privata possono fare tutto quello che vogliono, il che hanno sempre fatto ma con qualche ritegno o, se vogliamo proprio usare un termine scomparso dal loro linguaggio, con qualche "pudore"». Italiani immorali e spudorati, dunque, e in ciò ben rappresentati dal loro premier.

Si capisce perché, con questa carica di moralismo dalle sfumature fondamentaliste, Famiglia Cristiana sia da tempo in crisi di gradimento tra lo stesso popolo cattolico, il quale non ne può più di una rivista che non soltanto ha ridotto il cristianesimo a un codice di buona condotta, a quello che il cardinal Ratzinger definiva come «un seguito di leggi morali», ma che spesso si è anche trasformata in uno spazio di propaganda politica a senso unico, con giudizi molte volte ripresi pedissequamente dalla vulgata dominante, senza alcun doveroso vaglio critico. Così è stato anche stavolta, perché i due citati editoriali del prossimo numero mutuano senza filtri quanto scritto dal solito giornale antiberlusconiano e lo trattano come oro colato, come se fosse la bocca della verità, finendo - seppur involontariamente - con l'alimentare quello stesso gossip che, secondo i Paolini, «sta inquinando ogni cosa». Anche la redazione di Famiglia Cristiana.


Gianteo Bordero

mercoledì 27 febbraio 2008

Cattolici irrilevanti nel Pd
di Gianteo Bordero
da "Ragionpolitica.it" del 26 febbraio 2008
Riesce oggettivamente difficile immaginare quale peso politico potranno avere i cattolici nel Partito Democratico dopo l'alleanza stipulata da Veltroni con i radicali e dopo la decisione di candidare come capolista in Lombardia il dottor Umberto Veronesi. Anche l'Avvenire, il quotidiano dei vescovi, ha preso atto della «deriva laicista» del Pd e negli ultimi giorni, abbandonando i toni soft con cui fino all'altro ieri...CONTINUA...

mercoledì 16 maggio 2007

Il radicalismo chic
sconfitto dalle vecchie nonne
di Gianteo Bordero
da "Ragionpolitica.it" del 15 maggio 2007
Quando ero bambino, alla Messa della domenica mi accompagnava mio padre. Dopo la benedizione, lui si fermava all'uscita della chiesa a vendere il quotidiano cattolico, l'Avvenire. Ed io, nella mia beata ingenuità, ignaro del fatto che la mia fosse una parrocchia di provata fede progressista, mi chiedevo come mai la maggior parte dei presenti snobbasse il banchetto a cui sedeva il mio papà e si dirigesse invece...CONTINUA...

venerdì 11 maggio 2007

La disfatta dei cattolici dell'Unione
di Gianteo Bordero
da "Ragionpolitica.it" del 10 maggio 2007
In questo anno di governo di centrosinistra abbiamo scritto e sostenuto più volte che il peso politico dei cattolici all'interno dell'Unione era relativamente basso, se non tendente allo zero. Fagocitati da un lato dall'estremismo della sinistra massimalista di Rifondazione, Comunisti Italiani e Verdi, dall'altro dal laicismo dominante in buona parte dei Ds, nello Sdi e nei Radicali, i cattolici del centrosinistra...CONTINUA...

mercoledì 9 maggio 2007

Il Family Day, lo spirito e la carne
di Gianteo Bordero
da "Ragionpolitica.it" del 8 maggio 2007
L'atteggiamento di molti cosiddetti «cattolici democratici» e di molti commentatori di cose religiose nei confronti del Family Day di sabato prossimo rivela un equivoco di fondo che permea la concezione del cristianesimo di tanti tra gli stessi credenti. Un gesto di rilevanza pubblica come quello del 12 maggio - si dice - rischia di fornire una immagine «politica» del cristianesimo che ne tradisce lo spirito...CONTINUA...

venerdì 6 aprile 2007

Sana laicità contrapposta al laicismo
di Gianteo Bordero
da "Il Giornale - edizione Liguria" del 5 aprile 2007
Nonostante la solidarietà pressoché unanime che monsignor Bagnasco ha ricevuto a seguito della scritta offensiva apparsa sulla porta della cattedrale di Genova, resta il fatto che le parole pronunciate lo scorso venerdì dal nostro arcivescovo segnano come uno spartiacque culturale, un punto che delimita il confine tra la “sana laicità” di cui parla il Papa Benedetto XVI e il laicismo dominante nella grande stampa...CONTINUA...

domenica 1 aprile 2007

La sconfitta dei dossettiani
di Gianteo Bordero
da "Ragionpolitica.it" del 31 marzo 2007
Sui due maggiori quotidiani nazionali, Il Corriere della Sera e La Repubblica, impazzano i commenti di Giuseppe Alberigo e di Alberto Melloni, rappresentanti di punta del dossettismo, sulla Nota della Cei riguardante la famiglia e sul nuovo corso della Conferenza Episcopale italiana. Tanto Alberigo quanto Melloni auspicano che la nuova guida della Cei si distacchi dalla linea percorsa, negli ultimi sedici anni...CONTINUA...

mercoledì 21 marzo 2007

Solo la Chiesa fedele alla tradizione
è veramente «moderna»
di Gianteo Bordero
da "Ragionpolitica.it" del 20 marzo 2007
In un articolo che trovate quest'oggi su Ragionpolitica, Raffaele Iannuzzi parla della sconfitta storica del laicismo radical-chic e scrive che «la Chiesa, pur appesantita da più di duemila anni di robusta tradizione e fatiche, rimane la meno ideologica e la più moderna». Vorrei aggiungere alla puntuale analisi di Iannuzzi un altro dato, che serve a spiegare come la dinamica da lui descritta abbia potuto storicamente realizzarsi...CONTINUA...

mercoledì 21 febbraio 2007

Un'alleanza poco santa
di Gianteo Bordero
da "Ragionpolitica.it" del 20 febbraio 2007
I radicali attaccano la Chiesa «interventista» e chiedono a gran voce che venga cancellato il Concordato tra la Santa Sede e lo Stato italiano. Non deve stupire: è il loro mestiere, di ieri, di oggi, di sempre. E neanche deve stupire l'atteggiamento della stampa benpensante e politicamente corretta, che interpreta ogni parola del Papa e dei vescovi come una minaccia per la sua egemonia mediatica. E' da decenni...CONTINUA...

domenica 18 febbraio 2007

La vera libertà del cattolico in politica
di Gianteo Bordero
da "Ragionpolitica.it" del 17 febbraio 2007
Come si deve comportare un politico cattolico quando si trova di fronte ad una legge che, in maniera palese, contraddice i principi affermati dalla dottrina della Chiesa? Quando egli è maggiormente libero? Quando si conforma al vincolo di maggioranza e di schieramento a cui appartiene o quando è disposto a mettere in dubbio tale vincolo nel nome di qualcosa che va oltre la mera contingenza politica?...CONTINUA...