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domenica 12 luglio 2009

AVANTI, SILVIO!

da Ragionpolitica.it dell'11 luglio 2009

Chissà se i pubblici riconoscimenti ed apprezzamenti tributatigli da tutti i grandi del pianeta, a partire dal presidente americano Barack Obama, riusciranno a cancellare l'amarezza di Silvio Berlusconi per la campagna d'odio, chiacchiere e veleni di cui è stato oggetto negli ultimi due mesi... Perché le dosi industriali di fango - per usare un eufemismo - gettato addosso al presidente del Consiglio avrebbero fatto male a chiunque. In questo senso, il premier ha dimostrato una capacità di resistenza agli attacchi oggettivamente fuori dal comune.

Sia come sia, alla fine il vero vincitore del G8 dell'Aquila è lui, il Cavaliere, che esce dal vertice con cucita addosso un'immagine nitida di leader e di statista a tutto tondo, per la sua capacità di proposta e di mediazione, per le doti di «great coaching» di cui ha parlato il presidente americano, per il livello dell'accoglienza riservata ai colleghi, per la lungimiranza nella scelta della sede del summit, e l'elenco potrebbe proseguire...

Così il Berlusconi del G8 aquilano si ricollega idealmente con il Berlusconi del 25 aprile, quello del memorabile discorso di Onna che gli valse un'impennata nei sondaggi che lo portò a livelli di gradimento da lui stesso definiti «imbarazzanti». E non fu un caso se proprio dopo quella ricorrenza e dopo il salto in avanti nei sondaggi iniziò l'infame campagna contra personam che ha calamitato l'attenzione dell'opinione pubblica in questi due mesi. L'obiettivo di coloro che si sono adoperati per fiaccare il presidente del Consiglio per poi tentare di abbatterlo definitivamente come un pugile suonato durante il vertice dei grandi, in diretta mondiale come già accaduto nel '94, era proprio questo: fermare l'avanzata di Berlusconi e il rafforzamento della sua immagine di statista capace di unire il paese attorno ai suoi valori fondanti - un reato di lesa maestà agli occhi dei sacri custodi politicamente corretti dell'ordine repubblicano. Andava cioè fermato il tentativo del Cavaliere di porsi come un padre della patria in grado di rinnovare il patto costituzionale tra popolo e Stato, sanando la ferita della guerra civile del '43-'45 e della tragica lotta sul suolo nazionale di due eserciti combattenti ciascuno in nome dell'Italia.

Vedere Berlusconi a Onna, luogo simbolo della furia nazista, parlare di resistenza, di lotta per la libertà, elogiare tutti i movimenti (comunisti compresi) partigiani, per poi indossare il foulard della Brigata Maiella, è stato, agli occhi di coloro che da decenni si sono autonominati unici titolari della legittimità repubblicana, un affronto intollerabile, che andava al più presto vendicato, con tutti i mezzi a disposizione - gossip e spiate di vario genere compresi. Perché proponendo al paese un nuovo patto costituente fondato sulla libertà e su istituzioni ammodernate, finalmente al passo coi tempi, il presidente del Consiglio è entrato in un campo che non era più semplicemente quello della politica o dell'ideologia, ma il campo della religione tout court: la religione della Repubblica fondata sui dogmi dell'Antifascismo e della Liberazione. Che il fondatore della tv commerciale, il parvenu della politica, il leader di una destra ritenuta inguardabile si presentasse al paese come un nuovo padre della patria era davvero troppo.

E allora, oggi, dopo il successo indiscutibile del vertice abruzzese (perfino molti giornali italiani mai teneri col Cavaliere lo riconoscono senza giri di parole), andato in fumo il tentativo di mandare gambe all'aria il governo e il suo capo, il cammino riprende proprio da quell'immagine che sia il 25 aprile di Onna che il G8 dell'Aquila hanno consegnato prima all'Italia e poi al mondo: quella di un presidente del Consiglio autorevole, capace di interpretare al meglio i sentimenti, la storia, la tradizione del popolo che rappresenta; di uno statista credibile in campo internazionale; insomma, di un grande leader adatto ai tempi difficili che l'Italia e il mondo attraversano. Avanti, Silvio!

Gianteo Bordero

venerdì 10 luglio 2009

IL SUCCESSO DI BERLUSCONI

da Ragionpolitica.it del 9 luglio 2009

L'inizio del G8 dell'Aquila ha consegnato all'Italia e al mondo l'immagine di un Silvio Berlusconi saldamente e autorevolmente in sella a un governo capace di esercitare, sui temi al centro del dibattito dei «grandi», una «leadership forte e straordinaria», secondo le parole pronunciate mercoledì mattina dal presidente americano Barack Obama. La lunga campagna di stampa condotta da giornali italiani (con in testa La Repubblica) e stranieri (in gran parte riconducibili all'editore Murdoch) non ha dunque sortito gli effetti sperati: l'operazione di delegittimazione totale del presidente del Consiglio non è andata in porto. Due mesi di gossip, illazioni, calunnie, in cui tutto ciò che sapesse di pruriginoso nella vita privata del Cavaliere è stato dato in pasto all'opinione pubblica italiana e internazionale, non sono riusciti a modificare il quadro politico nazionale, a rovesciare il verdetto uscito dalle urne il 13 e 14 aprile 2008. Chi si aspettava l'imminente caduta di Berlusconi e l'arrivo del solito esecutivo tecnico (o - sarebbe meglio dire - tecnocratico) ha dovuto riporre le sue speranze nel cassetto dopo aver visto i leader riuniti nel capoluogo abruzzese esprimere vivo apprezzamento tanto per la persona del presidente del Consiglio quanto per l'operato del suo governo.

In altri tempi e altre circostanze, probabilmente un esecutivo italiano non avrebbe retto il peso esercitato dall'azione congiunta di certa stampa, di poteri più o meno forti, della parte più politicizzata della magistratura, con a ruota i partiti di opposizione: sarebbe capitolato, cedendo il passo ai fautori di una democrazia minore e sempre sotto tutela. In questo senso, occorre sottolineare che la tenuta del governo Berlusconi dopo gli attacchi concentrici di cui esso è stato oggetto nelle scorse settimane rappresenta anche una vittoria della democrazia e della sovranità popolare sui soliti noti del circolo mediatico-giudiziario.

Accanto a ciò, c'è un altro aspetto importante che va rimarcato: nell'attuale congiuntura mondiale, con una crisi che ha pesantemente colpito le economie nazionali, è interesse primario di ogni Stato avere un governo forte e credibile, che goda di quella legittimazione popolare indispensabile per mettere in campo le misure necessarie ad attraversare la tempesta, garantendo che la crisi economica non si trasformi in crisi sociale dagli esiti potenzialmente devastanti. Che il governo Berlusconi sia solido è, cioè, interesse primario del sistema-paese nel suo complesso: se all'instabilità economica si aggiungesse infatti l'instabilità politica, ne verrebbe fuori una miscela esplosiva e a farne le spese non sarebbero soltanto i partiti attualmente maggioritari, ma anche e soprattutto la nazione nel suo insieme e la sua autorevolezza in campo internazionale; l'Italia sarebbe nuovamente in balìa del caos, con sommo gaudio di chi, da tale caos, potrebbe trarre profitto dal punto di vista economico, politico e finanche geopolitico.

Alla luce di queste riflessioni, appare con ancora maggiore chiarezza quanto irresponsabile e contrario agli interessi del paese sia stato il comportamento di coloro che hanno organizzato e condotto la campagna antiberlusconiana degli ultimi mesi. Una campagna che, in forza di quanto detto, rappresenta in ultima analisi anche una battaglia antinazionale, contraria agli interessi dell'Italia. Il presidente del Consiglio, in queste settimane, è andato avanti con coraggio e determinazione; il suo governo ha saputo mettere in campo provvedimenti importanti come il secondo decreto anti-crisi e il ddl sviluppo che contiene misure finalizzate a rilanciare il sistema-paese; nel frattempo, Berlusconi in prima persona ha lavorato per preparare al meglio il vertice dell'Aquila, sia dal punto di vista organizzativo che nella definizione dei dossier oggetto di discussione tra i «grandi della Terra». E oggi può finalmente mietere i buoni frutti di un impegno che assume ancor più valore se si pensa al clima in cui esso è stato portato avanti. A mani vuote resta chi si aspettava «scosse» capaci di abbattere il Cavaliere; chi pensava di rovesciare, spiando dal buco della serratura nella stanza da letto del premier, il quadro politico sancito dal voto popolare.

Gianteo Bordero

mercoledì 8 luglio 2009

IL VUOTO E LA VIOLENZA

da Ragionpolitica.it del 7 luglio 2009

Abbiamo sempre sostenuto, su queste pagine, che dietro l'etichetta dell'«idealità» appiccicata sopra la battaglia dei movimenti antagonisti contro la globalizzazione si nascondeva soltanto uno spaventoso vuoto di idee, di principi e di valori. Abbiamo scritto che si trattava, in ultima istanza, di una pura espressione del nichilismo che sembra per molti versi dominare il nostro tempo. E abbiamo detto, infine, che l'unico esito possibile di questa rivolta sarebbe stato quello della violenza: distruggere per distruggere, senza altra motivazione oltre alla volontà perversa di fare a pezzi il reale in quanto tale.

La chiara conferma di tutto ciò l'abbiamo in questi giorni che precedono il G8 dell'Aquila, con gli arresti scattati lunedì (a Torino, Bologna, Padova, L'Aquila) per 21 protagonisti della guerriglia urbana che ebbe luogo lo scorso 19 maggio a Torino in occasione del G8 dell'Università; con il fermo, avvenuto martedì mattina nel capoluogo abruzzese, di 5 no global francesi che viaggiavano nei pressi della «zona rossa» su una ruolotte carica di mazze ferrate e mazze da baseball; con il blocco della tangenziale est di Roma da parte di circa 20 manifestanti con casco e volto coperto; con il fermo di 36 antagonisti dediti ad atti di vandalismo in Via Cilicia, Via Ostiense, in zona Tiburtina e sulle sponde del Tevere; infine con l'occupazione, da parte dell'Onda studentesca, di diversi rettorati (tra gli altri: Torino, Bologna, Napoli, Pisa, Venezia). Insomma, un piccolo bollettino di guerra il cui bilancio potrebbe, nelle prossime ore, salire ancora.

Come al solito, le reazioni scomposte dei leader no global non si sono fatte attendere. Luca Casarini ha guidato un corteo di protesta di fronte alla questura di Padova, dove è trattenuto un esponente del centro sociale «Pedro» accusato di essere tra gli organizzatori degli scontri con la Polizia del 19 maggio. Casarini ha affermato che si tratta di «arresti preventivi di stampo fascista, un'operazione politica fatta prima del G8», e che «dietro quanto accaduto c'è la mano dei servizi segreti italiani... Chiunque ci sia dietro pagherà molto caro quello che sta succedendo». Per Francesco Caruso, ex deputato di Rifondazione Comunista, gli arresti avrebbero come unico scopo quello di «criminalizzare il movimento no global, disperdere i gruppi che avevano già raggiunto L'Aquila... E' una tipica tattica fascista: durante il fascismo prima delle manifestazioni del Duce si arrestavano in città tutti gli antifascisti per liberarli il giorno dopo a giochi chiusi». Infine Vittorio Agnoletto, già europarlamentare rifondarolo, vede nelle azioni condotte dalla Digos «un chiaro messaggio da parte del governo, che così facendo alimenta ed esaspera il clima di tensione verso l'evento, come aveva fatto a Genova, otto anni fa». Tutte queste dichiarazioni rappresentano la riproposizione della trita e ritrita teoria della «strategia della tensione» attuata dallo Stato «fascista» per mettere a tacere i dissidenti che difendono la libertà di fronte all'autoritarismo del potere.

Se vogliamo dirla senza giri di parole, la verità è esattamente l'opposto di quella che sostengono con foga degna di miglior causa i vari capi no global: chi alimenta la tensione, in questi giorni, non è certo lo Stato, bensì i vari movimenti antagonisti che ormai considerano il G8 l'appuntamento principe non per esporre idee e progetti alternativi a quelli dei «grandi della Terra», ma per devastare, sfasciare, aggredire, distruggere. Per sfogare una rabbia che non nasce di certo da motivazioni politiche, ma da una profonda noia esistenziale che i centri sociali, invece che attenuare, esasperano all'ennesima potenza. Un nichilismo, come dicevamo all'inizio, che viene dirottato verso i lidi della contestazione fine a se stessa contro il mondo in quanto tale, di cui i capi delle nazioni più importanti divengono, loro malgrado, simbolo supremo.

Non può quindi esservi giustificazione alcuna per gli atti di vandalismo, di violenza, di devastazione a cui stiamo assistendo, e bene hanno fatto e fanno i responsabili della sicurezza nazionale a tenere alta la guardia di fronte agli episodi di cui abbiamo parlato in precedenza, messi in atto da bande «organizzate in modo paramilitare», secondo le parole del procuratore di Torino, Caselli. La storia recente dei vertici del G8, ben esposta in un articolo apparso martedì su Il Velino, impone la massima allerta dinanzi a chi non si è dato altra missione oltre a quella della distruzione dell'esistente in nome non più dell'utopia e del «mondo migliore», bensì del nulla assoluto.

Gianteo Bordero